|
perché le parole non siano ancora solo parole perché il tempo destinato ogni giorno non sia ancora il tempo in cui sia poco il realizzato e perché cambino davvero anche il modo e la motivazione di dirlo perché dal risveglio alle prime avvisaglie del sonno una sola sia la naturale propensione lo dicevo a giulia ieri al cinese quest’anno è passato leggero leggero come vorrei la morte fosse appunto passaggio ad altra leggerezza quest’anno ha qualcosa del cielo e dunque al dunque si tratta ancora della capacità di amare (e dimenticare) e davvero non c’era nulla da portare sulla soglia a dimostrazione che qualcosa c’era stato o come si dice qualcosa abbiamo fatto e costruito e non siamo passati invano l’inganno è in quell’intendere il passare (cosa passa cosa no quando poi si sa che tutto ma proprio tutto passa se mai la domanda è chi e come e in mezzo a che passa) di più c’è consapevolezza del male (ma non ancora accettazione) perché gli atti bruciano come carcasse di passate intenzioni e cadono giù a ferraglia si compie oggi ciò che un passato lungo quanto l’occhio con disattenzione e arroganza ha preparato e non solo la personale cecità che ha chiamato proprio destino la banale chiusura del cuore ma anche l’iscrizione nel cuore della cellula di ciò che la specie e il gruppo hanno costruito e distrutto nella paura e nell’allucinazione
** quest’anno ha qualcosa del cielo e non perché sia stato volo e luce (come ieri che ero uscito per prendere aria e sono rientrato subito per incidente sotto casa e oggi mi telefona sorella del motociclista in coma chiedendo se ho visto di chi è la colpa) si passa la vita a non pensare che la vita finisce e quel mancato pensiero indurisce il cuore e fa moltiplicare i codici che separano ridicole le cose dalle parole quest’anno ha qualcosa del cielo (deve esserci peso anche nell’aria o anche terra che fa cielo e luce dentro la terra) (lo dicevo stretto stretto via e-mail a giuliano: non si tratta di assistere al naufragio: è che i topi sul vascello non possono dare senso alla storia ma tenersi stretti mentre rotolano nel buio e nel fragore passarsi un brivido da pelle a lucida pelle prima del tonfo questo si, questo è per ognuno possibile)
**
(dopo tre anni la voce è ancora troppo grossa e il blababla oscura la mancata estromissione di orgoglio e vanagloria) perché le parole non siano ancora solo parole perché vi sia fervore e nell’ordinario devozione e qui s’interrompe stesura di poesia perché anche speranza vuole concretezza e la più alta aspirazione per noi e per gli altri che conosciamo o che possiamo solo immaginare in carne e affanno deve avere realismo che non è volare basso ma aver mostrato senza esibizione che la pace chiesta per gli altri siano giorni per sé e non per esempio come ieri al parco alla signora che si lamentava dell’ingratitudine altrui senza gentilezza dirle che sua disponibilità ai casi altrui non era autentica intanto parliamo per rassicurarci come diceva giulia e si scrive anche una parola che non si è o non si è ancora e le si gira intorno come se da parola venisse significazione e non da qualità dell’intenzione come se da parola venisse significazione e non da qualità dell’intenzione perché le parole non siano ancora solo parole perché vi sia fervore e nell’ordinario devozione perché dal risveglio alle prime avvisaglie del sonno una sola sia la naturale propensione perché la voce si assottigli perché le parole non siano ancora solo parole continua la poesia continuala pure senza parole
- Biagio Cepollaro, nato a Napoli nel 1959, vive a Milano. Dopo un iniziale apprendistato (Le parole di Eliodora,Forlì,1984)presso la rivista Altri Termini di Napoli, diretta da F. Cavallo all’insegna del rinnovamento delle esperienze sperimentali degli anni ’70, si è dedicato, a partire dal 1985, alla stesura di una trilogia dal titolo ‘De requie et Natura’ che lo ha impegnato fino al 1997. Dal 2003 si dedica alla creazione di piccole sculture, utilizzando materiale povero come fil di ferro, cartone, argilla rossa, plastica.
|